E’ uno dei trend topic degli ultimi giorni su Twitter. Su Facebook spuntano foto ed articoli a macchia di leopardo. Pertanto non abbiamo potuto fare a meno di… NON parlarne.
Esatto, stiamo NON parlando della nuova campagna di guerrilla marketing intrapresa da Benetton. Graffiante, senza dubbio. Una secchiata di benzina gettata sul falò della polemica, tanto che il Vaticano sta valutando di intraprendere azioni legali per l’utilizzo improprio dell’immagine papale. Campanga però con un retrogusto un po’ troppo nostalgico, almeno questo è il mio punto di vista.

Già vista. Insomma, nonostante l’apparenza, niente di nuovo sotto il sole del marketing non convenzionale. Si potrebbe parlare di continuità di comunicazione in casa Benetton. La prima sensazione però è il disperato tentativo di un brand, che negli anni ha lentamente perso di appeal, di sollecitare quella risonanza mediatica che così bene stuzzicò il buon Oliviero Toscani con le campagne multirazziali degli anni ‘80, o che così tanto scosse il “ciclo della realtà” di inizio anni ’90.


Riflettendo sugli ultimi scatti in giro per la Rete, si arriva facilmente alla conclusione che un messaggio di rottura, controintuitivo e distante dai canoni e dalle abitudini visive è davvero efficace se porta con se qualcosa di nuovo. In caso contrario può generare curiosità, può far parlare di sé ma svanito l’effetto iniziale scivola via nel dimenticatoio senza risultati duraturi.
Voi che ne pensate? Il risultato di generare buzz è stato raggiunto, ma quello di risollevare le sorti del marchio di Treviso è davvero a portata di mano?


